XI Edizione Vogalonga Euganea

Facciamo un passo indietro, riavvolgiamo il nastro della storia e andiamo al 1140 o giù di lì…

I Colli Euganei sullo sfondo e ai loro piedi qualche corso d’acqua e probabilmente terreni paludosi.

Finché, verso il 1139, non inizia la costruzione di una grandiosa opera idraulica, che è ancora oggi sotto i nostri occhi: il canale Bisato.

Vicenza e Padova sono ai ferri corti: unite dal corso del fiume Bacchiglione, strategica via di trasporto di merci verso Venezia, Padova decide di sbarrarne la strada ai Vicentini, imponendo dazi onerosi per il passaggio nel proprio territorio.

I Berici, a quel punto, decidono di deviare le acque del Bacchiglione in un canale artificiale appositamente scavato, lasciando Padova priva di acqua: nasceva così il canale Bisato, col suo percorso tortuoso che ricorda l’anguilla (‘bisato’ in dialetto Veneto) da Longare nel Vicentino a Battaglia Terme nel Padovano.

Nel 1147 con la pace di Fontaniva vennero smantellate le chiuse di Longare, ma il canale continuò ad essere utilizzato, tanto più dopo che, una cinquantina di anni dopo (tra il 1189 e il 1201) Padova provvide alla costruzione del Canale Battaglia, che dalla città scendeva dritto verso Battaglia Terme, lì congiungendosi con il Bisato e permettendo un agevole collegamento tra Padova e le città murate di Este e Monselice.

Nel XII secolo, dunque, in poco più di sessant’anni, cambia il paesaggio del luogo e cambia anche la storia: la via d’acqua si presenta subito molto più versatile e sicura delle vie di terra.

All’epoca viaggiare per terra non era comodo, sia per l’assenza di strade vere e proprie, sia per la pericolosità delle stesse (agguati da parte di nemici o briganti erano nella quotidianità delle cose), sia perché i mezzi di locomozione erano o i cavalli o… i propri piedi.

Spostarsi navigando il canale permetteva invece viaggi più sicuri e comodi. E sopratutto permetteva di spostare una gran quantità di merci, in tempi peraltro anche più rapidi rispetto agli spostamenti via terra.

Su queste acque e’ transitata fino a Venezia la trachite euganea utilizzata a partire dal 1723 per la pavimentazione di tutta Piazza S.Marco così come la carta della cartiera di Battaglia (attiva dal 1300 e dotata di monopolio per il territorio padovano: pur con qualche approssimazione, la massima parte dei documenti cartacei prodotti nel Padovano dal milletrecento alla fine del millesettecento sono stati realizzati con carta di Battaglia).

Ma su queste acque transitavano anche i nobili che da Padova o Venezia raggiungevano le loro dimore sui colli, così come artisti e intellettuali e personaggi famosi storici:

Si pensi, solo per fare qualche esempio, ai signori del Castello del Catajo di Battaglia Terme e ai loro ospiti, fra cui l’Ariosto, al Petrarca che passò gli ultimi anni ad Arquà, agli Shelley che soggiornarono ad Este, a Montaigne e Stendhal che sostarono alle terme di Battaglia.

Col suo placido scorrere, il canale Bisato è stato testimone e protagonista di momenti tra i più significativi della nostra storia.

E dimenticarsene è un vero peccato, perché vuol dire oggi anche rinunciare a vivere uno dei posti più suggestivi dal punto di vista paesaggistico e naturalistico che il territorio sa offrire.

Certo, spesso la nostra incuria e la nostra smemoratezza ne celano la struggente bellezza agli occhi più distratti: i rifiuti che troppo spesso galleggiano a pelo d’acqua, la manutenzione non sempre accurata degli argini e dell’alvo che rischiano di compromettere la navigazione…

Proprio per rimettere al centro, sotto i nostri occhi troppo spesso distratti, il valore e la storia di questo corso d’acqua che dal XII secolo, snodandosi nel tempo e nel territorio, giunge fino a noi, è nata e continua ogni anno a riproporsi la Vogalonga Euganea.

Per ricordarci la più elementare delle realtà: che quel canale è lì da secoli a disposizione di tutti, che è di tutti, che è uno spreco non saperlo ‘vedere’ e vivere in fondo, che anche oggi e domani e dopodomani abbiamo la privilegiata occasione di navigarlo o semplicemente di passeggiare lungo i suoi argini e di ammirarne la bellezza.

E che, infine, essendo ‘nostro’, non possiamo dimenticare di prendercene cura tutti insieme.

E il primo passo per farlo è senz’altro quello di ricominciare a ‘vederlo’ e celebrarlo, partecipando alla sua festa.

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